sabato 8 giugno 2019

Carlo di Legge - Il Candore e il Vento - recensione di Mariano Ciarletta




L’opera di cui vi parlerò oggi è la raccolta Il Candore e il Vento del poeta e scrittore campano Carlo di Legge. Elemento base è la semplicità dei versi che il poeta sceglie come pilastro per dialogare con il lettore. L’abilità di Carlo di Legge, infatti, sta nel “raccontarsi” e automaticamente nel raccontare i piccoli aneddoti e forse i vissuti (?), sia antichi che recenti, che i suoi occhi hanno visto e i suoi piedi percorso. Meravigliosa, nonché di spessore, è dunque l’apertura alla raccolta con la poesia Preludio Notturno in cui l'autore rappresenta, con innata capacità descrittiva, il poeta che prende forma-vita nella notte: è proprio nel “notturno”, infatti, che il poeta sceglie la poesia come arte per rinnovare, fin da subito, una promessa d’amore: Hai detto: sarebbe meglio separarci adesso./ Ma ora/che l’amore ci avvolge, come avremmo/potuto sottrarci? I versi, dunque, narrano quell’incapacità, forse quell’inettitudine dell’essere umano a dir di no al dominio e al controllo del sentimento perché, sempre seguendo le parole del Di Legge: ciò che è prezioso e deve nascondersi./ Conservalo: un invito palese a non ad andare oltre, ad ignorare nel notturno ciò che si sente, ma a renderlo professione di fede conservandolo giorno per giorno fino al sorgere del sole. Eppure, nel componimento che segue si legge, nuovamente, una resistenza al sentimento amoroso, un non credere forse al ricambio-scambio da parte della persona amata: Mi dissi che m’ingannavo, non poteva essere, e mi proposi di/ non amarti. E decantai la tua piccola figura per tutta l’estate nella/chimica contraria dei miei pensieri. Ma anche qui, la resistenza amorosa, il castrum difensivo costruito dal poeta crolla e gli argini vengono meno quando egli scrive: Mi accampo presso di te/ e trascorro i giorni in attesa d’un segno. Ancora, l’attesa-richiamo continua quando leggiamo nella poesia Amore: sapessi come ti chiamo, e sei presente alla/ mia giornata. Sconto un attimo della tua vicinanza/ con tante eternità di lontananza. Il tema dell’eternità è dunque un altro tassello prezioso nel gioco interpretativo della poesia di Carlo di Legge, una sorta di fattore garante che pone sì dei limiti ma che, appare chiaro, sono stati già violati, oltrepassati dalla figura della persona amata: Se tu fossi ai confini dell’universo, non amerei che te./Se fossi nata da secoli o non ancora fossi,/attraverso il tempo di raggiungerei. Non possiamo fare a meno di notare come, in questa raccolta, la superiorità dell’amore sia schiacciante rispetto agli elementi naturali citati, in quanto, lo stesso autore, presenta la tematica amorosa come un vincolo sacro contro cui, anche le forze più potenti della natura (tempo e spazio) non possono nulla: il ricordo rimane vivido, la pulsazione autentica. Così il filo rosso si ripropone nella altre poesie della raccolta ben accompagnato da tanti temi che l’autore introduce e descrive con singolare attenzione: essa è nel ricordo di un volto, nella poesia L’attesa, in un posto che esprime solitudine durante un percorso: Il Posto Vuoto.

Recensione di Mariano Ciarletta


Hai detto che sarebbe meglio separarci
adesso. Ma ora
che l’amore ci avvolge, come avremmo
potuto sottrarci? Perciò
abbi cura anche tu
di ciò che è prezioso e deve nascondersi.
     Conservalo,
come se un giorno dovesse sorgere nel sole:
è forte, sa volare alto e vede
meglio di noi.

Carlo di Legge, Il candore e il vento, oxp orientexpress, Napoli 2008.

Nessun commento:

Posta un commento